I gruppi su WhatsApp

I gruppi su WhatsApp.

Alzi la mano chi non è iscritto a un gruppo su WhatsApp! Che sia il gruppo dello sport, del teatro, dei cugini, delle mamme.

L’elenco potrebbe essere infinito ma oggi voglio divertirmi e, spero divertirvi, parlando di alcuni gruppi che sembrano essere diventati quasi istituzionalizzati.
Partiamo con il gruppo delle “mamme”. Se hai un figlio al nido, materna e da lì a salire, hai l'onore di diventare membro del gruppo suddetto. Ti ci ritrovi all’improvviso, senza averlo chiesto, sembra un automatismo quando iscrivi il bimbo a scuola. Forse c’è una clausola non letta a cui acconsenti involontariamente.
Con questa iscrizione a scuola acconsenti in automatico al tuo ingresso nella setta delle mamme di WhatsApp.
Wow! sei coinvolta in un gruppo di persone che hanno il tuo stesso interesse a far passare le informazioni e a condividere iniziative interessanti legate al mondo scolastico e non.
Questa prima fase si infrange quando partono messaggini del tipo “mamme, oggi mia figlia non viene a scuola perché ha la febbre”. Alzo il sopracciglio come a dire “ok, mi dispiace, ma come membro del gruppo cosa posso fare?”. Mi dico, va bene sarà una mamma alle prime armi un po’ ansiosa o che forse ha sbagliato gruppo. Non do peso al messaggio e vado avanti con le mie cose. Ma ad un certo punto il mio cellulare sembra essere riposseduto: vibra di continuo come fosse in fibrillazione. Ma che succede? Oggi vogliono tutti chattare con me? Così, all’improvviso?
Vado a vedere e con tanto di occhio sgranato mi accorgo che ci sono più di 20 messaggi di mamme che rispondono al post sulla bimba influenzata:
1.       Oh mi dispiace!

2.       Poverina…

3.       Quanto ha?

4.       38

5.       Dalle la tachipirina
….e a seguire una serie di consigli medici da chi medico non è, ma che pur di dare il proprio contributo alla conversazione propina soluzioni di ogni tipo.
E si continua così con messaggi che contengono anche solo emoticon con lacrimucce, occhio spento e mani aperte.
Succede anche che qualcuno condivida un’informazione utile, peccato però che si elevi subito un coro di “grazie”, “grazie”, “grazie”, “grazie”, “grazie” di persone, indiscutibilmente educate, ma che mandano in tilt il cellulare con continue vibrazioni e mandano in crisi me, che sentendo le vibrazioni penso ad una comunicazione importante ed invece mi ritrovo di fronte all’ennesimo “grazie” di una educatissima mamma.
Io da persona meno educata mi rifiuto di contribuire a questa catena di vibrazioni e metto il cellulare dove non posso sentirlo ed è proprio in quel momento che ricevo il messaggio di lavoro, magari di qualche collaboratore che ti sta informando di qualcosa di importante ed io, pensando che sia l’ennesimo “grazie”, non gli do peso e mi perdo così l'informazione.
Sommate i “grazie” poi con i “Buongiorno” e “Buonasera” che arrivano dai gruppi “di famiglia”.
Si perché i parenti, anche quelli non più giovanissimi, chissà perché con WhatsApp diventano gli espertissimi della tecnologia. Ti vedi zii che neanche sapevano cosa fosse un pc, diventare maghi della chat, trovare funzionalità che neanche tu conoscevi e, anche se non ti chiedono mai “come stai?”, loro il “Buongiorno” e la “Buonanotte” ogni santo giorno te lo devono scrivere o, peggio ancora, ti devono mandare l’immagine con l’orsetto che ti dà il buongiorno e la buonanotte.

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